Descrizione
Un servo di mezza età, scaltro e segaligno.
Un dio disposto a scendere nell’oltretomba per riportare in vita il suo tragediografo preferito.
E poi un poeta verboso ed egocentrico, un eroe generoso e vorace, un ciuco che ama il teatro e un anfibio dalle doti più che divine saranno la compagnia di un viaggio tra Grecia e Magna Grecia alla ricerca della magia più grande: quella della parola.
Francesco Castronovo ci presenta una “riscrittura anfibia” ispirata a Le Rane di Aristofane, un testo brillante, sagace e divertente, ricco di spunti sull’importanza della parola detta, scritta e recitata.
«Lo scrittore è come un centauro: il gran corpo di cavallo ha bisogno di tanto nutrimento, ma la bocca d’uomo deve masticare a lungo per fornire il cibo necessario alla parte equina, perché troppo piccola per una creatura tanto imponente. Per questo i centauri sono saggi: masticano a lungo, parlano poco, ascoltano tanto. Lo scrittore è anche come le api: queste hanno bisogno di passare per molti fiori prima di ricavare il loro miele.»





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