Giacomo Dalla Pietà

Nasce a Venezia il 22 giugno 1976. Nel 1995 conclude il corso di studi presso il Liceo Marco Polo di Venezia. Nel 2002 consegue la Laurea in Lettere presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2006 ottiene il titolo di Dottore di Ricerca (PhD) in Letteratura Cristiana (Civiltà tardoantica e altomedievale) presso l’Università di Bari, oggi intitolata ad Aldo Moro. Dal 2013 al 2015 svolge attività didattica di latino presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2002 consegue la laurea con una tesi dedicata a un’opera storica latina composta da Giambattista Vico (De Neapolitanorum Principum coniuratione anni 1701 historia) con il proposito di indagare quanto Tacito avesse influito su un autore moderno, sia nello stile sia nella densità del pensiero. Nel 2006, per ottenere il titolo di Dottore di Ricerca, discute una tesi sul quinto libro della Historia Spiritalis di Avito di Vienne. Commenta quasi ogni verso del poema, mettendo in luce numerosi passi paralleli e corredandoli di note esplicative. Era di particolare interesse comprendere quanto Agostino d’Ippona, che introdusse nei suoi scritti l’esegesi figurale, avesse influenzato Avito di Vienne. Non bisogna infatti dimenticare che Avito è spesso definito da molti studiosi un poeta agostiniano. Al termine della ricerca non si potè respingere tale opinione, nella convinzione che opere poetiche di questo genere non possano mai essere comprese se non vengono considerate strumenti di spiegazione della fede cristiana più che semplici esercizi letterari. Da ciò deriva il crescente interesse per la storia dell’esegesi biblica. Profondamente legato alla religione cattolica, ritiene che il cristianesimo sia nato per disposizione della Provvidenza divina proprio mentre fiorivano la cultura e la civiltà greca e latina. L’interesse per la storia dell’esegesi biblica lo porta a dedicarsi agli studi sui Gesuiti. Poco dopo aver ottenuto il titolo di Dottore di Ricerca si rivolge alle tragedie gesuitiche, soprattutto a quelle tratte dalle Sacre Scritture, alla ricerca nella loro composizione della cosiddetta esegesi figurale. Constatando che i membri della Compagnia di Gesù avevano adottato soltanto l’esegesi letterale, non smette tuttavia di dedicarsi a tali studi, desideroso di verificare quanto Seneca tragico avesse influenzato i Gesuiti. Per alcuni anni si occupa intensamente di queste questioni, trasferendosi all’Università di Lovanio dove, grazie a una ricchissima biblioteca, può approfondire ulteriormente tali ricerche. Tornato poi in patria, lavora per due anni presso l’università di Venezia. Tra gli incarichi affidatigli c’è anche quello di trascrivere e raccogliere in un unico corpus componimenti poetici latini premessi ai libri a stampa, dall’epoca degli incunaboli fino agli inizi del XVIII secolo. Si veda il seguente sito internet in cui sono contenuti: http://mizar.unive.it/poetiditalia/public/indici/carminalibraria Dalla fine del 2016 fino all’aprile del 2019 si dedica alla composizione di un libro sulla poesia epica sviluppatasi tra il XVI e il XVIII secolo, sotto gli auspici della casa editrice Il Mulino. Tra i suoi interessi ci sono sia la letteratura greca bizantina sia quella greca moderna e contemporanea; da tempo è solito leggere in lingua originale anche romanzi scritti in inglese. È convinto che la grammatica latina, la lingua e la letteratura latina, avendo costituito un modello per numerosi scrittori di diverse nazioni che nei secoli passati composero opere nelle proprie lingue volgari, non possano mai essere dimenticate. Per questa ragione ritiene che lo studio del latino debba sempre essere promosso; diversamente, la cultura e la civiltà europea rischierebbero di decadere. Inoltre ama così profondamente la musica da aver composto lui stessi alcune opere musicali, aver messo in musica testi latini e averne curato l’esecuzione. Studia composizione presso un Istituto musicale.

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